Il mondo di Paganini, tra teatro e musica popolare.
Carlo Aonzo conduce il pubblico nella Genova di inizio Ottocento e in un territorio sonoro che abbraccia Liguria, Piemonte e Nizzardo.
La tecnica trascendentale di Niccolò Paganini non nasce in un vuoto: intorno a lui risuonano il teatro d’opera genovese, la cantabilità del melodramma e le correnti vive dell’arte italiana. Dopo le volate e i passaggi acrobatici, le corde si fanno dolci, sinuose e vocali, percorse da un lirismo che anticipa atmosfere belliniane e donizettiane.
Ma Paganini è anche un uomo dalla vita eccentrica, capace di frequentare i salotti e di amare i contesti popolari. Nelle osterie la musica cambia volto: arrivano perigordini, scozzesi, alessandrine, minuetti, valzer e contraddanze, le danze raccolte anche nei suoi Divertimenti carnascialeschi.
Mandolino, cornamuse, flauti e chitarra costruiscono così un viaggio tra melodie cantabili, arie malinconiche e irresistibili temi da ballo.



